Canterò senza fine le grazie del Signore
Carissimi amici: sono Feliciano e con la mia cara Anna vorrei cantarvi una canzone speciale per dire grazie della nostra meravigliosa vita.
Ottantadue anni fa nasceva tra i monti di Campanella, paesino ridente, un bambino ai piedi dei monti Lessini. Una famiglia poverissima la mia, ed io tra i sei figli dei miei genitori, il più povero perché una poliomielite mi aveva tolto l’uso completo della mia gamba. Non mi sono scoraggiato; la voce era buona e quindi fin dall’inizio ho cantato come il cuore mi comandava. Sentivo che Qualcuno di veramente grande mi chiamava a mete sempre più ardite. Facevo le faccende di casa perché dopo la morte di mia madre erano rimasti solo uomini in famiglia. Ho incontrato la donna dei miei sogni, Anna, materialmente più povera di me, ma ricca di un amore che sempre si è tradotto in un servizio gentile ed attento verso di me, i nostri figli e tutta la mia famiglia, che ha preso come sua perché lei era orfana. Come potevo trattenermi dal cantare quando ogni mattina svegliandomi la vedevo arrivare esultante a portarmi il caffè dopo aver preparato tutto per noi? La nostra povertà ci ha unito fin dal primo momento e ci faceva guardare in alto alle cose belle che sognavamo. Non avendo nulla da perdere, eravamo proiettati con entusiasmo in avanti osando pensare e credere a cose sempre più grandi. Un medico ci aveva detto che non avremmo potuto avere dei figli, ma Dio gli ha dato torto perché ha guardato con la Sua misericordia alla nostra umiltà. Sei tra le più meravigliose creature ci ha posto in braccio per farci gustare la Sua eccellenza. Quattro figli sposati ci hanno regalato la gioia di undici nipoti tutti sani e forti. Il più piccolo e bello tra i nostri figli, il frutto insperato ricevuto a quarantasette anni, il Signore della gloria ce l’ha chiesto per sé come primizia per il cielo quando aveva solo un anno di vita. Evidentemente voleva la rappresentanza della nostra famiglia davanti al Suo trono. Infatti da quel momento le grazie, copiose un tempo, si sono moltiplicate in maniera incontenibile: io stesso sono stato salvato da una caduta di dieci metri di altezza. Sul letto del dolore mi è sgorgato solo il canto. Piangevo dal dolore ma cantavo la grazia della vita ancora una volta regalata. Poi sono stato salvato da un infarto. Poi ancora da un’embolia celebrale che mi ha paralizzato per un po’ di tempo. I medici dicevano che non avrei più recuperato alcune funzioni motorie e tutta la famiglia era preoccupata per me, ma insperatamente ho recuperato tutto il meglio. È vero che qualcosa ho perso; infatti adesso non mi arrabbio più, non ne sono più capace e sono felice e canto. Canto come prima e più di prima, ma solo per il mio Signore e Salvatore e per i suoi amici come voi. Infine, qualche mese fa, una pericolosissima emorragia interna da un’ulcera duodenale mi ha prostrato tanto da non poter più camminare per venire agli incontri della Koinonia. Ma anche questa sta passando. Infatti da qualche giorno ho rimesso in moto la mia Ape e con la mia Anna sono andato a fare un giro per i miei monti per vedere ancora le meraviglie del Signore che si rinnovano ogni mattina. Come posso non cantare? Sarei crudele se non lo facessi. Il mio Dio merita di più, merita l’acclamazione della nostra povertà.
Io, Anna, ascoltando tutto questo piango dalla gioia. Il Signore mi ha esaudito in tutto, nessuna delle mie povere preghiere è stata inascoltata. Il mio più grande desiderio era di regalare al Signore uno dei miei figli perché fosse sacerdote per sempre. Quando non ci speravo più, Claudio, ormai ventenne, mi ha detto: «Salgo a Camparmò per essere per sempre del Signore». Il sogno è diventato realtà; Gesù non mi ha dato un sacerdote normale, ma un Giovanni Battista lanciato come un nuovo Elia in tutto il mondo a preparare la strada al Signore. Siamo fieri di lui ed anche noi siamo saliti al monte di Camparmò per servire il Signore nella Koinonia degli amici. Il mio grande desiderio è stare insieme al mio Feliciano; non posso pensarmi senza di lui nemmeno un attimo. Voglio andare con lui in cielo per servirlo e servire il Dio della mia lode ed amarlo anche oltre il limite del tempo. Ho scoperto che l’amore non ha confini e vorrei vivere la mia eternità servendo come ho sempre fatto; questa è la mia corona ed il tesoro che ho scoperto. Allora anch’io mi unisco al canto di Feliciano e di tutta la Koinonia Giovanni Battista nella quale siamo da più di venti anni. Siamo sempre più felici e ci pare poco il tempo dei nostri cinquantasei anni di matrimonio, per dire quanto è bello amare. L’Amore ci ha chiamati e noi siamo i suoi testimoni. Per tutte le coppie invochiamo la stessa felicità e diciamo: «Non abbiate paura; salite al monte per cantare all’Altissimo. A Lui la nostra lode per sempre».