Dio, se ci sei
dammi una vita nuova!
– Henryk Krzosek

Henryk proviene dalla Polonia dove ha avuto l’inizio la sua drammatica storia… Il desiderio di essere ammirato dagli altri lo ha portato a diventare un delinquente. È passato per un vero inferno. Si è trovato sulla strada, abbandonato, disperato, con la sola decisione di togliersi la vita, di farla finita…
Non posso vantarmi di una felice giovinezza. A causa dell’alcolismo di mio padre, in casa abbiamo vissuto una tragedia. Mia mamma per mantenere me e le mie due sorelle doveva lavorare dal mattino alla sera ed io, approfittando della ‘libertà’, facevo quello che volevo. Già nell’età giovanile sono venuto a contatto con l’ambiente criminale e ne sono stato ‘affascinato’. Ammiravo il coraggio dei giovani ladri e volevo essere coraggioso almeno quanto loro, pensando che in questo modo avrei attirato su di me l’attenzione dei compagni e così sarei stato accettato da loro. Penso di esserci riuscito. La mia bravura e il mio coraggio però mi portarono agli arresti e in riformatorio. Mentre i miei compagni godevano della libertà, io dovevo stare chiuso. Desideravo tanto diventare qualcuno agli occhi dei miei compagni, ma… persi ‘punti’ perché mi lasciai prendere.
Finalmente, dopo 7 anni di carcere, decisi di iniziare a vivere di nuovo e conobbi una ragazza che poco dopo diventò mia moglie. Quando nacque nostro figlio volevo totalmente dedicarmi alla famiglia. Essendo già marito e padre, mi trovai davanti ad una sfida. Cosa significava prendersi cura concretamente della famiglia? Nessuno me lo aveva mai insegnato. Non avevo avuto nessun esempio. Questo dovere mi appesantiva, mi schiacciava fino al punto che sempre più spesso sceglievo di stare con i compagni piuttosto che con la famiglia. L’alcool mi aiutava a non pensare alle responsabilità. Purtroppo questo distrusse la mia famiglia. Quando nacque il nostro secondo figlio, di nuovo decisi di riprendermi e ci fu data la possibilità di partire per la Germania. La mia fantasia cominciò a galoppare: occidente, soldi, appartamento, auto: lì avremmo potuto iniziare tutto di nuovo. Una grande attesa ma, all’improvviso, mia moglie con il figlio maggiore se ne andò all’estero lasciandomi in Polonia con l’altro figlio. Sette mesi dopo partii anch’io e poco dopo il mio arrivo ad Amburgo tutte le speranze svanirono. Insieme a mia moglie ci rendemmo conto che non potevamo più stare insieme. Divorziammo.
Rimasi da solo in un paese sconosciuto, senza conoscere la lingua. Mi fu assegnata una stanza nella casa per gli emigrati e lì conobbi persone come me. Cosa fare? Bere qualcosa! Ecco la soluzione. Ogni giorno era uno scendere al negozio per prendere il vino e… sempre più giù, nell’abisso.
Siccome a quel tempo ricevevo ancora un sussidio da disoccupato, affittai una stanza. Provavo ancora a fare qualcosa, a combattere in qualche modo, l’alcool però aveva già il dominio su di me. Dovevo bere. Avevo bisogno sempre più di alcool, ma avevo sempre meno soldi. Un mese non pagai la stanza, poi due, tre ecc. Una notte tornai a casa e la mia chiave non entrava nella serratura. Era stata cambiata. Passai alcune notti da dei conoscenti. Aspettavo i soldi dall’ufficio disoccupati e quando sapevo che dovevano arrivare, attendevo il postino davanti casa; un giorno poi il postino arrivò, ma i soldi per me non c’erano più. Quando i conoscenti videro che ero rimasto senza soldi mi chiusero le porte. Rimasi solo.
Per due anni vissi come ‘barbone’. Dormivo dove mi ubriacavo: una volta in un parcheggio sotterraneo, un’altra volta su una panchina del parco, molto spesso solo sulla strada. Non avevo soldi, ma dovevo bere, quindi rubavo alcool nei negozi. Presto mi feci conoscere dalla polizia, questa volta tedesca.
Durante quei due anni conobbi persone dabbene che volevano aiutarmi, ma non sapevano come. Conclusi quindi che non c’era più per me via di scampo. Perché soffrire ancora? Decisi di togliermi la vita. Quattro volte tentai il suicidio. Sempre qualcosa andava storto. L’ultima volta si spezzò la corda che doveva impiccarmi. Progettai un’altra prova che avrebbe dovuto essere l’ultima. Rubai la corda in un negozio di attrezzature per la pesca. «Solo Dio ti può aiutare!»
Ero sicuro che questa volta sarebbe ‘andata bene’, ben preparato, aspettavo soltanto il momento opportuno. Andai ancora alla mensa per barboni, volevo mangiare l’ultimo pasto. La signora che serviva mi portò, insieme alla minestra, un depliant intitolato “Alcool e famiglia”. Non volevo prenderlo, allora la donna mi disse alcune parole che non dimenticherò mai: «Henryk, solo Dio ti può aiutare». Ma come? Io non sapevo neanche se Dio esisteva. Avevo già provato tante soluzioni. Non c’era per me via d’uscita ma questa donna mi disse giusto il contrario. Presi allora il depliant e andai al parco a leggere. C’erano scritte le testimonianze degli alcolizzati che Dio, attraverso la preghiera, aveva liberato dall’alcool dando loro una vita nuova. La desideravo anch’io. Chiesi a Dio, stando seduto su quella panchina, di darmi la libertà. Cosa successe? Dopo questa preghiera riuscii a non bere per cinque giorni. Forse per gli altri questo non era niente di straordinario, ma io in due anni non ero riuscito a stare senza alcool per più di qualche ora. Decisi di combattere ancora una volta. Per cinque giorni evitavo quei posti che mi avrebbero riportato all’alcool, ad esempio, la mensa dei barboni. Resistetti solo cinque giorni, poi ritornai di nuovo nello stesso ambiente e ricominciai a bere. Ritornai però anche da quella signora del depliant e le chiesi di darmi da leggere qualcosa che parlasse di Dio, lei mi diede il Nuovo Testamento. Anche se continuavo a bere, lo leggevo.
Sul filo del rasoio Circa tre, quattro settimane dopo, sulla strada, qualcuno mi mise in mano un volantino con l’invito di partecipare ad un incontro di evangelizzazione. Non sapevo cosa significasse la parola ‘evangelizzazione’ ma capii che si trattava di un incontro di preghiera, dove Dio operava guarigioni. Decisi di andarci e, ancora una volta, di pregare. Quando arrivò quel giorno andai all’incontro ubriaco, ma nel cuore avevo un grande desiderio di chiedere aiuto a Dio. Mi sedetti nell’ultima fila e cominciai a pregare: «Dio! Se ci sei donami una vita nuova». In quel momento la corda che dovevo usare per impiccarmi cominciò a darmi fastidio. Dal momento in cui l’avevo rubata, la tenevo sempre con me sotto la cintura. Da una parte nella mia mente cercavo Dio che poteva darmi una vita nuova e dall’altra avevo quella corda che doveva togliermi la vita. Non sapevo cosa fare. Mi sentivo così impotente che cominciai a piangere ad alta voce. Non so come gli altri mi vedessero, ma senz’altro in quel momento attirai l’attenzione della gente. Alcuni si avvicinarono a me chiedendomi che cosa avessi. Dissi che ero un alcolizzato, barbone, affamato ed ero venuto lì per chiedere aiuto a Gesù. Mi proposero di pregare per me e mi misero le mani sulla testa e sulle spalle. Sentii un forte calore in tutto il corpo e una grande stanchezza. Subito dopo la preghiera, andai a dormire. In quel tempo dormivo nella cantina di una casa, vicino ai rifiuti. Dormii fino al mattino. Il giorno seguente, quando uscii, mi sentivo diverso. Non avevo più la paura che mi accompagnava ogni mattina prima di bere. Incontrai i compagni che stavano aprendo una bottiglia di vino e mi invitarono ad aggregarmi a loro, passai avanti e andai al parco. Mi sedetti sulla panchina e presi una sigaretta. Con grande stupore mi accorsi che non mi tremavano le mani. Poco prima avevo rifiutato di bere vino, le mani non mi tremavano e io ero lucido. «Dio! Se questa è la risposta alla preghiera di ieri, allora ti chiedo ancora una cosa. Fa’ che non fumi più». Lì, su quella panchina, fumai l’ultima sigaretta. Non ricominciai più a bere: Gesù mi aveva dato completa libertà. In seguito, dopo qualche giorno, potei per la prima volta, dopo due anni, coricarmi in un letto normale, coprirmi con una coperta e posare la testa su un cuscino pulito. Ricevetti un appartamento. Dopo 11 giorni avevo già un lavoro. Dove? In un negozio che vendeva alcolici. Ma l’alcool non mi interessava più. Dopo un mese trovai un lavoro corrispondente alla mia professione. Dio aveva cominciato a farmi camminare in salita.

Da allora sono passati 15 anni. Dio ha fatto tante cose nella mia vita e sono certo che davanti a me c’è un futuro meraviglioso. Oggi posso dire con piena coscienza che Gesù è il Figlio di Dio. Lui vive e vuole avere una relazione d’amicizia con te. È la soluzione di ogni tuo problema. Aspetta solo la tua decisione, affinché tu lo inviti nel tuo cuore. Quando questo accadrà Lui cambierà la tua vita. Come può succedere questo? Attraverso la preghiera. Eccotene un esempio:

«Signore Gesù. Ho bisogno di te.
Credo che sei il Figlio di Dio. Sei morto sulla croce per i miei peccati.
Ti prego di perdonare adesso tutte le mie colpe.
Ti accolgo come il mio Salvatore e Signore.
Ti chiedo di guidarmi nella mia vita


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