COMMENTO AL VANGELO – II DOMENICA DI QUARESIMA (B)

Domenica 25 febbraio 2024
Mt 17,1-9

«Pietro stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”».
(Mt 17,5)

Gesù chiama con sé, in disparte, sulla cima del monte, Pietro, Giacomo e Giovanni dopo la proclamazione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” (Mt 16,16). Proprio dopo questo fatto, Gesù inizia a mettere le cose in chiaro spiegando che tipo di Messia lui è. La parola “Cristo”, infatti, è di origine greca e significa “unto” (dallo Spirito Santo) e corrisponde alla parola ebraica “mashiach”, messia. In realtà, dopo la “bella” proclamazione di fede, Pietro risulta sordo all’annuncio della sofferenza e della morte del suo Cristo: “… questo non ti accadrà mai!”. Ebbene, in questo contesto di preannuncio della morte sulla croce e delle condizioni che Gesù detta per chi lo vuole seguire, il Maestro stesso sale su di un monte con i tre scelti e si trasfigura. Si tratta, letteralmente di una metamorfosi, un cambio radicale di aspetto, alla presenza dei tre discepoli e di due personaggi dell’Antico Testamento: Mosè ed Elia. Il primo rappresenta la legge, il secondo la profezia. I due parlano con Gesù. Ora, mentre Pietro propone di fare tre tende, si raggiunge l’apice dell’evento: la nube della gloria del Signore avvolge la cima della montagna, come sul Sinai. La voce divina che si ode, ci ricollega al battesimo di Gesù: “Ascoltatelo!”. In Dt 18,15 è scritto: “Il Signore tuo Dio, susciterà per te (…) un profeta pari a me. Ascoltatelo!”. Gesù è il nuovo Mosè che porta a compimento la legge. Il Messia d’Israele, ha aperto la via della salvezza facendosi obbediente al Padre. Non basta riconoscere che Gesù è il Messia! Bisogna accogliere e vivere la sua messianicità, che non è trionfante nel senso mondano (come vorrebbe Pietro!), ma comprende la sofferenza e il rifiuto, sapendo che l’ultima parola appartiene al Risorto e non alla morte. Questo è il senso della Trasfigurazione.

p. Giuseppe